La Scuola di Ingegeria Aerospaziale non chiuderà. Tar: sospensione illegittima

 

Il serbatorio principale della galleria del vento utilizzata in passato presso la scuola

Il serbatorio principale della galleria del vento utilizzata in passato presso la scuola

La Scuola di Ingegneria Aerospaziale sarà riattivata. Lo ha deciso il 30 settembre il Tar del Lazio che ha accolto il ricorso della Scuola contro l’illegittima sospensione della stessa ad opera dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

La sentenza (disponibile in questa pagina) accoglie il ricorso presentato congiuntamente dalla Scuola, dai singoli professori, dai dottorandi ed anche dagli stessi studenti mobilitati anch’essi contro la sospensione della Scuola attuata dall’Università La Sapienza per diverse motivazioni, tutte ritenute poi illegittime o non veritiere dal Tar. Tra queste anche il presunto costo della Scuola che in realtà invece produce introiti di molto superiori alle spese di gestione, grazie a contratti di collaborazione con l’Aeronautica e con altre aziende aerospaziali che inoltre offrono agli studenti l’opportunità di entrate a contatto diretto con il mondo lavorativo tramite anche stage e tirocini all’interno delle stese.

La Scuola d’Ingegneria Aerospaziale (SIA) di Roma è una delle poche eccellenze rimaste  nella didattica e nella ricerca italiana. Fin dalla sua fondazione, con Regio-Decreto nel 1926, la scuola ha svolto un ruolo chiave nella ricerca e nella didattica a livello universitario. Grazie alla collaborazione tra la scuola e il Progetto San Marco, l’Italia è stato il terzo Paese al mondo, dopo Usa e Urss,  a lanciare un proprio satellite in orbita nel 1964, appena 7 anni dopo il lancio dello Sputnik.

 

La base spaziale italiana di Malindi, in Kenia

La base spaziale italiana di Malindi, in Kenia

Nonostante ciò, da molti anni la SIA, così come in generale l’istruzione e la ricerca italiana, è stata bersaglio di numerosi attacchi alla sua integrità e indipendenza. Ad esempio per motivi politici ed economici il programma spaziale italiano è stato sabotato fino a far sospendere completamente i lanci dalla base spaziale italiana (situata in Kenya,  su due piattaforme galleggianti a largo di Malindi). Ciò è avvenuto principalmente perché Luigi Broglio, padre dell’astronautica italiana, mirava alla ricerca e alla sperimentazione pura, cercando di ridurre al minimo le speculazioni economiche da parte delle grandi industrie private.

Tornando alla scuola, essa rappresenta un modello unico di insegnamento. Infatti la  sua offerta formativa (composta da una laurea magistrale in Ingegneria Astronautica e da master e dottorati di ricerca) si compone, oltre che da eccellenti docenti, in corsi di alto livello nella formazione teorica e pratica, molto utili agli studenti che terminata la laurea si affacciano al panorama lavorativo. Le numerose attività pratiche realizzate nei laboratori offrono infatti delle grandi opportunità agli studenti.

Unisat, il satellite costruito dagli sudenti della SIA, la Scuola di Ingegneria Aerospaziale di RomaUn esempio dell’eccellenza delle attività della scuola è il progetto per la realizzazione di piccoli satelliti costruiti e assemblati direttamente dagli studenti sotto la supervisione esperta dei professori della scuola. L’ultimo satellite, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana e realizzato dagli studenti nel laboratorio GAUSS (Gruppo di Astrodinamica Università degli Studi la Sapienza) si chiama Edusat ed è stato lanciato lo scorso 17 Agosto Iasny (Ясный) ed attualmente in orbita intorno alla Terra.

Per approfondire l’argomento ecco alcune pagine in cui reperire maggiori informazioni:

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